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La gestione dei roditori

  • Immagine del redattore: Lorenzo Donati
    Lorenzo Donati
  • 13 nov 2024
  • Tempo di lettura: 4 min
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I professionisti della derattizzazione sanno in anticipo che la diminuzione delle temperature spesso è accompagnata da una maggiore pressione dei roditori sinantropici sulle strutture, siano essi fabbricato ad uso civile o industriale. I roditori principali che incontriamo sono Rattus norvegicus, Rattus rattus e Mus domesticus: sono tre specie diverse con biologia e comportamenti anche molto diversi tra loro. Il fatto che in alcuni periodi dell’anno la presenza dei roditori sia più prevedibile deve portare gli specialisti del settore a coinvolgere i propri clienti e con loro analizzare il contesto degli ambienti. In questo consiste il primo passo: valutare lo stato degli ambienti del cliente e di quelli immediatamente vicinanti e lì ridurre le zone di rifugio o la disponibilità di cibo e acqua per roditori rendendo l’ambiente il più possibile inospitale per questi animali.


Le azioni preventive

Il cliente finale, su in indicazione del derattizzatore, può disporre alcune azioni preventive come lo sfalcio delle aree verdi, evitare di stoccare materiali in area esterna (soprattutto addossate alle pareti), limitare la presenza di bidoni o comunque dotarli di coperchi, verificare l’assenza di perdite d’acqua. Una azione ulteriore è quella del proofing ovvero quelle azioni che rendono più difficile l’accesso di infestanti alle strutture. Tipicamente il rat proofing consiste nel sigillare le fessure passanti nei muri con cemento o resine specifiche per roditori, installare guaine o spazzole sottoporta (i roditori passano in spazi molto ridotti) e schermare i tubi corrugati per il passaggio di cavi elettrici con paglietta metallica e/o resine. Queste azioni, in passato sempre a carico dei manutentori del cliente finale, sono diventate un vero servizio offerto dalle aziende specializzate di Integrated Pest Management (IPM). L’ultima azione che si può implementare preventivamente e che consente di instaurare un legame profondo con il proprio cliente è la formazione del personale che lavora nello stabilimento. Formare il personale non è solo un adempimento di un requisito per i principali standard ad adesione volontaria (BRC, IFS, ecc) ma diventa una occasione per responsabilizzare il cliente (che di fatto ha la responsabilità della gestione degli infestanti nei propri ambienti!) e per far comprendere come anche il comportamento delle persone incide sulla buona riuscita di un piano di controllo degli infestanti: la presenza di porte aperte in prossimità di aree fumo, di materiale mal stoccato, pulizie approssimative sono comportamenti che mettono a rischio la sicurezza del sito. Un modo intelligente di presentare queste criticità potrebbe essere quello di condurre un breve sopralluogo nelle aree del cliente (accompagnato dal responsabile) prima della formazione e di scattare alcune foto degli ambienti che sono loro famigliari dove si possono individuare le criticità e di discuterle insieme. L’obiettivo deve essere sempre quello del miglioramento costruttivo, non della ricerca della colpa.


Esempio di installazione di guaina sottoporta Raxit

Il monitoraggio e la lotta nelle aree esterne

Il monitoraggio dell’attività dei roditori deve essere implementato nelle aree esterne con postazioni a prova di manomissione, fissati dove possibile a terra o, meglio ancora, a strutture, muri o pali in modo da rendere possibile la pulizia dentro e sotto il dispositivo. Il metodo più sicuro resta ad oggi l’utilizzo di una catena elettrosaldata ancorata da una parte alla postazione e dall’altra ad un tassello a muro o ad altre strutture fisse. Ogni postazione deve essere chiaramente e univocamente identificata tramite il cartello identificativo e deve essere riportata in una mappatura. Il monitoraggio vero e proprio viene condotto con esca virtuale (senza principio attivo tossico) o con prodotti rodenticidi anticoagulanti che non riportino in etichetta frasi tipo “Non utilizzare le esche anticoagulanti per scopi di monitoraggio” (pochi, ma esistenti). In caso di presenza di attività si deve passare tempestivamente alla fase di controllo con l’impiego di anticoagulanti (Bromadiolone, Difenacoum o Brodifacoum) rispettando le prescrizioni di etichetta o con rodenticidi non anticoagulanti come il colecalciferolo. Il colecalciferolo è una sostanza nota da tempo come rodenticida ma solo recentemente è tornata disponibile sul mercato con prodotti registrati per la lotta ai roditori infestanti ed ha diversi vantaggi rispetto agli anticoagulanti di prima e seconda generazione: 1) genera una fase di anoressia nel roditore intossicato diminuendo i danni legate alle rosure e portandolo alla morte per ipercalcemia; 2) il regolamento CLP non classifica la sostanza attiva come Persistente, Bioaccumulabile e Tossica (PBT) né come molto Persistente e molto Bioaccumulabile (vPvB) riducendo la possibilità di intossicazione in animali non bersaglio. Un ultimo strumento è dato dalle postazioni multi-kill che funzionano in maniera meccanica senza impiego di sostanze chimiche.


Un erogatore di esca fissato con tassello. Questa tecnica consente di fissare saldamente la postazione al substrato ma non di effettuare una pulizia ottimale dell’interno della postazione e della parte sottostante il dispositivo.

Il monitoraggio e la lotta nelle aree interne

Il monitoraggio dei roditori deve essere condotto anche nelle aree interne installando delle postazioni per la cattura. La cattura può avvenire in vari modi: il metodo più comune è quello dell’impiego di collanti ma esistono sul mercato dispositivi per effettuare catture con postazioni a scatto o a vivo. La scelta della modalità di cattura va fatta in base al tipo di ambiente (ad esempio i collanti risentono della presenza di polveri o acqua, le trappole a scatto delle forti vibrazioni), del tipo di infestante (roditori di grossa o piccola taglia) e del tipo di certificazioni presenti nell’azienda: alcuni standard come, ad esempio, Marks & Spencer vietano l’impiego di colle. Il consiglio generale è comunque quello di installare e fissare saldamente (con catenelle o dispositivi dotati di biadesivo) postazioni semitrasparenti facilmente ispezionabili. In linea teorica è possibile effettuare il monitoraggio anche con esche virtuali ma questo spesso risulta controproducente per due aspetti: il roditore non viene fermato e introduciamo all’interno dello stabilimento degli allergeni (se non impieghiamo le più costose esche virtuali in plastica aromatizzata). Anche in questo caso con il rilevamento di attività murina andranno messe in atto delle azioni correttive che possono essere l’installazione di postazioni provvisorie (e relativa mappatura provvisoria) e l’aumento della frequenza dei passaggi. Parallelamente occorre condurre anche una analisi delle cause per capire cosa ha determinato la presenza degli infestanti nelle aree interne.


Una postazione di monitoraggio in area interna fissata con catena elettrosaldata. Questa tecnica può essere impiegata anche in area esterna.

I dati derivanti dal monitoraggio e dalla lotta sono preziosi, soprattutto nel contesto agro-alimentare. Per questo motivo è bene che i tecnici professionali della disinfestazione abbiano a disposizione degli strumenti digitali che consentano la raccolta e la consultazione dei dati. In questo modo sarà possibile, a cadenze predeterminate, valutare l’efficacia del piano di Pest Management e poter proporre proattivamente nuove soluzioni o azioni preventive sull’esperienza della storia dello stabilimento. La partecipazione alle riunioni periodiche è uno strumento ulteriore per creare un rapporto di fiducia con il cliente e poter offrire un servizio altamente specialistico dal quale può dipendere anche la sicurezza dei consumatori.

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