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I gechi: infestanti oppure alleati per una lotta biologica?

  • Immagine del redattore: Maurizio Bocchini
    Maurizio Bocchini
  • 23 feb
  • Tempo di lettura: 3 min
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Talvolta, quando ci troviamo a fare delle ispezioni per un problema di roditori in un contesto ambientale sensibile, scoviamo dei piccoli escrementi che apparentemente potrebbero fare sospettare una infestazione murina. Sono lunghi 0,8-1,5 centimetri, di forma cilindrica, con una colorazione marrone più o meno scura e una “macchia/piccola protuberanza” bianca, evidente e ben distinta, sulla punta! Ma un tecnico preparato immediatamente potrà affermare che la parte scura corrisponde all’escremento stesso, mentre la parte più chiara è costituita da urina semisolida (acido urico): il colpevole in questo caso non è un piccolo mammifero, ma un rettile, in particolar modo un geco.


Escremento di geco
Escremento di geco - foto di Aldo Gelli

In Italia sono presenti quattro specie di gechi, ottimi arrampicatori e di piccole dimensioni, con una lunghezza totale che varia fra 9 e 15 cm, coda compresa.


Euleptes europaeus - foto di Benny Trapp - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12560454
Euleptes europaeus - foto di Benny Trapp - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12560454

Un paio risultano piuttosto rare e con una distribuzione abbastanza limitata: il tarantolino, Euleptes europaeus in Sardegna, Liguria, Toscana e isole dell’arcipelago, mentre il geco di Kotschy, Mediodactylus kotschyi si trova nella Puglia centro-meridionale e in Basilicata.


Mediotactylus kotschyi - foto di Benny Trapp - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12570698
Mediotactylus kotschyi - foto di Benny Trapp - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12570698

Le altre due invece, un tempo tipiche delle zone costiere mediterranee, si sono oramai adattate ad ambienti antropizzati e progressivamente stanno colonizzando, soprattutto per trasporto passivo, anche la parte più settentrionale del nostro paese.


Tarentola mauritanica - foto di Trekato - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17334538
Tarentola mauritanica - foto di Trekato - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17334538

Il geco comune, Tarentola mauritanica è distribuito un po' dappertutto, con popolazioni presenti anche in Pianura padana e nell’area prealpina, ma recentemente anche il geco verrucoso, Hemydactylus turcicus, presente un tempo soprattutto lungo le coste tirreniche, è diventato comune anche in paesi interni del Centro Italia, addirittura in Emilia-Romagna e Lombardia.

Hemydactylus turcicus - foto di ZooFari - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6417942
Hemydactylus turcicus - foto di ZooFari - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6417942

Di colore grigiastro, con file di tubercoli diffusi sul dorso, non è facile distinguerli, in quanto l’unico carattere discriminante sono le unghie delle zampe, presenti su ogni dito nel geco verrucoso e solamente nel terzo e nel quarto nel geco comune. Dove le due specie convivono, il geco verrucoso, con attività prevalentemente notturna, occupa le parti più basse dei manufatti e i punti meno illuminati.

Tutte queste specie evidenziano una dieta basata quasi completamente su artropodi, soprattutto insetti, che varia in funzione delle aree geografiche. In generale i gechi che vivono in ambienti antropizzati o suburbani sembrano preferire lepidotteri e ditteri, meno gli insetti terricoli, e ciò potrebbe essere correlato alla loro attività notturna e alle caratteristiche ambientali limitrofe, caratterizzate da giardini e campi coltivati. Frequentano muretti a secco, ruderi, siti archeologici, abitazioni e in estate li osserviamo a caccia in prossimità di luci e lampioni. Spesso, al Nord, si nascondono nelle cassette murarie dei contatori di luce e gas.

Non è raro trovarli “appiccicati”, all’inseguimento di piccole prede, sulle piastre collanti delle lampade UVA utilizzate per il monitoraggio degli infestanti volanti oppure sulle colle per la cattura di roditori e insetti striscianti. Sono animali protetti, come tutti i rettili, in particolar modo dalla Convenzione di Berna, specifica per la conservazione della fauna e della flora e dei loro habitat naturali. Inoltre, a causa delle difficoltà di una reale applicazione di tale legislazione europea, molte regioni italiane hanno emanato specifiche leggi regionali per garantire la protezione a questa “fauna minore”. Di conseguenza non è accettabile inserire, in un contratto di gestione degli infestanti, un monitoraggio con dispositivi adesivi per questi piccoli vertebrati.

Purtroppo, non esistono neppure delle trappole “a vivo” per catturarli, con lo scopo di allontanarli dal sito che vorremmo bonificare, e i “repellenti pronti all’uso” che si trovano sul mercato (non registrati ancora come biocidi) sono attualmente di scarsa efficacia. Anche rendere l’ambiente interno meno idoneo alle loro esigenze, sigillando crepe e fessure, e soprattutto eliminando oppure impedendo agli insetti di cui si nutrono di introdursi nel locale è una procedura molto complessa, che potrebbe essere applicata solo in situazioni molto specifiche.

Forse spiegare al cliente che una eventuale convivenza con i gechi è possibile grazie al loro ruolo ecologico di predatori di insetti fastidiosi potrebbe risultare l’operazione più sensata.

Certamente meno zanzare e moscerini, ma sulle blatte dovremmo lavorarci noi, veri professionisti del Pest Control.

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