I “porcellini di terra”: Crostacei terrestri
- Maurizio Bocchini

- 23 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min

Tutti conoscono quei buffi animaletti chiamati volgarmente “porcellini di terra” o “porcellini di Sant’Antonio”, anche se pochi sanno che questi artropodi non sono insetti, ma crostacei che si sono adattati a una vita esclusivamente terrestre (Isopoda: Oniscidea).
Lunghi da 0,6 a 1,5 cm, si caratterizzano per il corpo ovale, il dorso gibboso, e una colorazione grigiastra, più o meno scura. La testa e l’addome sono piccoli rispetto al torace, il quale è composto da sette robuste placche parzialmente sovrapponibili, ognuna munita di un paio di zampe. In Italia sono state censite quasi 400 specie ma sono poche quelle che hanno occupato con grande successo gli ambienti urbani, prosperando spesso in contesti frammentari come parchi, giardini, aree residenziali. Fra gli “oniscidi” sinantropici e generalisti, è facile riconoscere il genere Armadillidium (“pillbug” per gli anglossasoni), perché, se spaventato, si chiude su sè stesso formando una specie di “pallottolina”, mentre Porcellio sp. e Oniscus sp. (“sowbug”), non ne sono capaci in quanto provvisti di due appendici terminali simili a “code”.
La sopravvivenza di questi Artropodi è correlata a elevati valori di umidità. Ciò dipende dal fatto che la loro respirazione avviene tramite “pseudobranchie” situate nell’addome e inoltre non possiedono, come gli insetti, una cuticola cerosa in grado di proteggerli dall’evaporazione. Pertanto, in un ambiente secco si disidratano nell’arco di qualche ora.
Le femmine di porcellino di terra trasportano le uova, e successivamente i piccoli, in una sacca incubatrice. Il periodo di “gravidanza” perciò si estende dal momento in cui le uova sono deposte all’interno del marsupio fino a quando i giovani lo abbandonano. Generalmente le madri portano con sé la nidiata, formata da 24-28 immaturi, per circa 45 giorni. In base ai parametri ambientali, ogni femmina può ovideporre diverse volte nei periodi più favorevoli e si possono avere una o due generazioni all’anno. I giovani mutano ogni 7-14 giorni fino all’età di circa 4-5 mesi. Successivamente le mute avvengono a intervalli irregolari. Gli adulti vivono per due-tre anni.
Le diverse specie, se non disturbate, sono attive solo di notte. Dal punto di vista ecologico, si comportano come decompositori chiave nel terreno, nutrendosi soprattutto di detriti vegetali, anche se talvolta possono danneggiare le giovani piante all’interno delle serre. All’esterno si trovano in ambienti molto umidi, rifugiandosi sotto sassi, tavole di legno e pile di materiale di vario genere. Tuttavia, possono invadere scantinati, intercapedini e talvolta altre parti delle strutture, dopo piogge consistenti che hanno allagato e reso inospitale il loro microhabitat. Spostamenti importanti verso le abitazioni possono avvenire anche durante i periodi più caldi, alla ricerca in questo caso di aree potenzialmente più umide.
Il modo migliore per rimuovere tali infestanti è naturalmente quello di ridurre l’umidità: foglie, erba tagliata, terriccio, vasi di terracotta, cartone e altro materiale accatastato in prossimità degli edifici dovrebbe essere allontanato e allo stesso tempo un’appropriata ventilazione dei seminterrati e degli ambienti saturi di umidità è essenziale per ottenere risultati a lungo termine. Si può impedire la colonizzazione degli edifici sigillando e stuccando le fessure e le piccole aperture intorno ai pavimenti, alle finestre, alle porte, alle grondaie, alle canaline, ai lucernari ecc. Numerosi porcellini di terra che invadono le case possono essere facilmente raccolti con semplici aspiratori.
I microincapsulati e le sospensioni concentrate sono invece le formulazioni chimiche più efficaci contro questi fastidiosi invasori. Tali prodotti dovrebbero essere applicati lungo il perimetro della struttura, attorno ai potenziali punti di entrata. In presenza di terriccio e abbondante materiale organico può essere necessario rastrellare i detriti al fine di esporre gli infestanti al trattamento, che deve adeguatamente penetrare in profondità. L’applicazione di insetticidi negli interni può essere necessaria solo se le densità risultano particolarmente elevate e l’ambiente non è sufficientemente secco.
Naturalmente non esiste un sistema di controllo biologico. Una curiosità: sembra che soprattutto i ragni del genere Dysdera, muniti di grossi cheliceri in grado di perforare la cuticola di questi crostacei, si siano specializzati nella loro cattura.
Non sempre però i sistemi ecocompatibili possono essere adottati!




