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Grilli invasori

  • Immagine del redattore: Maurizio Bocchini
    Maurizio Bocchini
  • 10 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min
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Notte estiva

Probabilmente a nessuno interessa conoscere quale specie di “invasore strisciante” è rimasto intrappolato nel cartoncino collante, magari posizionato a terra per il monitoraggio delle blatte infestanti. Tantomeno al nostro cliente finale.

In alcuni periodi dell’anno però non è insolito rilevare numerose catture di artropodi di dimensioni notevoli che possono creare allarme (soprattutto al responsabile dell’azienda alimentare), fra i quali riconosciamo immediatamente alcune specie di grilli, appartenenti all’Ordine degli Ortotteri (famiglia Gryllidae). Cerchiamo perciò di acquisire qualche informazione in più su questi insetti, classificati come infestanti temporanei, in grado di colonizzare in alcuni periodi dell’anno gli ambienti antropizzati e le aree verdi adiacenti.

Il classico grillo canterino (Gryllus campestris), nero con la parte anteriore delle tegmine (ali anteriori) macchiate di giallo/arancio frequenta soprattutto i margini dei campi coltivati, i prati, i terreni incolti con bassa vegetazione. Costruisce una galleria lunga 20-25 cm dal diametro di circa 2 cm: in primavera, i maschi, territoriali, all’ingresso di questa tana spoglia e priva di erba cantano ininterrottamente per conquistare le femmine. Queste poi depongono alcune centinaia di uova e le forme giovanili svernano all’interno di profondi cunicoli.


Gryllus campestris)
Gryllus campestris - foto di Roberto Zanon, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=765957

Un insetto molto simile è il grillo bimaculato (Gryllus bimaculatus), che non costruisce un rifugio nel terreno ma, grazie alle abitudini meno sedentarie, può percorrere in volo lunghe distanze! È diffuso soprattutto nelle aree mediterranee, con sporadiche popolazioni segnalate per il Nord Italia.


Gryllus bimaculatus
Gryllus bimaculatus - foto di Arpingstone - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=620363

A differenza di queste specie, non sempre abbondanti negli ambienti antropizzati, il grillo nero (Melanogryllus desertus), leggermente più piccolo e con forme giovanili caratterizzate da una pubescenza più chiara, verso la fine dell’estate, in molte aree della pianura padana, può determinare invece delle vere e proprie esplosioni demografiche. Generalmente questo insetto frequenta le aree incolte e agricole dove si nasconde fra le zolle, nelle fessure e nelle spaccature del terreno. Durante i periodi più favorevoli, parecchi individui, penetrano in gran numero per varie ragioni all’interno di abitazioni e capannoni, e questo rappresenta uno dei pochi casi in cui può essere necessario un trattamento chimico per il loro contenimento.


Melanogryllus desertus
Melanogryllus desertus - Foto di Gilles San Martin from Namur, Belgium - CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45480642

Un’altra specie che può diventare invasiva, dal nome impronunciabile (Eumodicogryllus bordigalensis), viene osservata nei campi, gli orti, i giardini ma spesso si nasconde anche nelle crepe dei marciapiedi e nei tombini! Alcune popolazioni possono occupare le massicciate ferroviarie, composte da ghiaia grossolana. Di colore marrone più o meno chiaro, generalmente si distingue da una banda chiara fra le antenne e da quattro linee longitudinali giallastre sul capo. Abile volatore e attirato dalle luci, entra nelle abitazioni e nei locali, dove spesso viene confuso con il classico grillo del focolare (Acheta domesticus). Bruno giallastro, con una mascherina nera fra gli occhi e due macchie scure sul pronoto, il grillo “della favola di Pinocchio” è prettamente legato agli ambienti umani, umidi e bui, dove consuma derrate alimentari e sostanze organiche di origine animale e vegetale. Talvolta può rovinare materiale vario come carta, pellame, vestiti, ecc. Fondamentalmente non è un insetto dannoso ed è sempre stato in compagnia dell’uomo ma ultimamente è quasi sparito dalle abitazioni, sostituito, almeno nella nostra penisola, da Gryllomorpha dalmatina, attero e con macchie scure ben evidenti sul corpo e sulle zampe posteriori. E questo grillo…non canta!


Eumodicogryllus bordigalensis

https://www.orthoptera.ch/

Acheta domesticus

Foto di Hexasoft - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=590384

Gryllomorpha dalmatina Foto di Gilles San Martin from Namur, Belgium CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45480674

Infine, accenniamo a un altro piccolo ortottero, (Stenonemobius gracilis), raro e localizzato in varie parti d’Italia. E dalla biologia quasi sconosciuta. Eppure, nelle notti più calde questo minuscolo grillo, lungo meno di 1 cm e dalle ali posteriori particolarmente sviluppate, talvolta viene trovato nelle case e sulle piastre collanti delle lampade UVA, installate per il monitoraggio degli infestanti volanti.


Tutti questi invertebrati, apparentemente banali e considerati parassiti occasionali, risultano in realtà affascinanti, sono poco conosciuti e durante la bella stagione ci segnalano la loro presenza con il loro canto, prodotto dallo specifico sfregamento delle tegmine. Teniamoli perciò un po’ in considerazione quando li gettiamo via con le colle, anche se dobbiamo effettuare dei trattamenti chimici con piretroidi residuali per frenare in qualche modo la loro avanzata verso i nostri ambienti domestici e produttivi.


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