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Gli insetti-ragno

Immagine del redattore: Maurizio Bocchini
Maurizio Bocchini
1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min
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Gli strani coleotteri appartenenti al gruppo degli “Ptinidi” (ora raggruppati nella famiglia Anobiidae) sono lunghi pochi mm e possiedono generalmente un corpo globoso che lascia scoperte solamente le lunghe zampe: per questo vengono chiamati volgarmente insetti–ragno (spider beetles).

Anche se non molto diffusi, presentano abitudini di vita simili a quelle dei classici tarli del legno e possono assumere importanza soprattutto nelle abitazioni, residenze storiche, magazzini alimentari, mulini, musei, ecc. Sono fondamentalmente onnivori, nutrendosi di detriti alimentari di vario tipo ma non disdegnano materiale in decomposizione di origine animale e vegetale. Spesso utilizzano i nidi e le tane di piccoli vertebrati, dove possono consumare i resti di penne e piume, carcasse di animali, insetti morti, guano di volatili, roditori, pipistrelli. Questi infestanti tollerano molto bene le basse temperature e possono rimanere a digiuno per diverso tempo.

Fra le poche specie che frequentano gli ambienti domestici e le industrie alimentari, ricordiamo innanzitutto Gibbium psylloides, caratterizzato da una colorazione brillante rossa tendente al nero. Gli adulti sono in grado di vivere anche parecchi mesi, contaminando prodotti come cereali, semi, cibo per cani, ecc. Come già accennato, colonizzano facilmente edifici e dimore storiche, ricche di legno, anche umido, dove creano danni a materiale cartaceo e tessuti preziosi (soprattutto lana). Talvolta sono frequenti nelle abitazioni ristrutturate da poco oppure in locali bui e scarsamente utilizzati. Questi insetti sono avvantaggiati dai detriti che si sono accumulati net tempo in anfratti e intercapedini non visibili, e quando vengono in qualche modo disturbati, possono spostarsi nei locali dai siti adiacenti, dove si erano riprodotti. Così si osservano in prossimità del battiscopa, sulle pareti ruvide, mentre si arrampicano, nelle adiacenze di infissi e travi.

La femmina depone nella sua vita un centinaio di uova, e in condizioni ottimali (25 - 30 °C) l’intero ciclo biologico si svolge in poco più di 2 mesi. A temperature inferiori la larva impiega 4-5 mesi per raggiungere la forma adulta. Spesso le forme giovanili di questo insetto si impupano all’interno di una celletta sferica scavata nei cartoni, sacchi oppure all’interno del legno.

Il genere Ptinus ha un corpo più allungato e possiede ali funzionali, a differenza degli altri che sono atteri. Forse la specie più pericolosa per le derrate è Ptinus tectus, in grado di attaccare sostanze vegetali secche come cereali, farine, spezie. Nell’arco di 3-4 settimane una femmina depone parecchie decine di uova, che aderiscono facilmente al substrato, ricoprendosi poi di detriti: in 90-120 giorni viene raggiunto lo stadio adulto. Le larve possono danneggiare e perforare varie tipologie di imballaggi per i prodotti alimentari.


Niptus hololeucus è un altro piccolo ptinide inconfondibile, di color bruno dorato, e ricoperto da numerose lunghe setole filiformi giallastre. Non è raro trovarlo nei favi abbandonati di api e vespe, e generalmente la sua presenza non è significativa, anche se in alcuni casi può danneggiare le fibre naturali come lana, lino, seta. I tessuti sono più a rischio se macchiati in qualche modo di grasso. Attacca diversi tipi di alimenti vegetali come spezie e prodotti per tisane e/o infusi. Si possono osservare due generazioni l’anno e un adulto può sopravvivere fino a circa 250 giorni.

Niptus hololeucus - By Sarefo - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2900197
Niptus hololeucus - By Sarefo - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2900197

Gli ptinidi sono difficili da individuare in un ambiente poiché evitano la luce, nascondendosi all’interno di profonde fessure e cavità: i seminterrati bui e i sottotetti non illuminati sono perciò siti ideali. Le trappole collanti vengono usate dal disinfestatore per circoscrivere e monitorare le popolazioni. Tuttavia, anche semplici cartoncini ripiegati sono molto efficaci per catturare questi coleotteri, i quali li utilizzano come “rifugi artificiali”.

Il controllo di questi insetti comincia con la pulizia e la rimozione di tutti i substrati alimentari che hanno determinato l’infestazione, comprese le vecchie esche rodenticide dimenticate in qualche angolo o soffitta. Se possibile, diminuire l’umidità ambientale può aiutare a contrastare la problematica. I trattamenti insetticidi localizzati con applicazioni su pavimenti, travi di legno e muri fino a un’altezza di circa 1,5 m sono generalmente efficaci in quanto questi piccoli artropodi amano spostarsi e vagabondare su queste superfici.

La lotta diventa però particolarmente complessa in magazzini di stoccaggio alimentari e nelle vecchie abitazioni ricche di suppellettili e materiale ligneo. Infatti, se l’infestazione è ampiamente distribuita nell’ambiente, i trattamenti puntiformi e mirati servono a ben poco. È necessario allora un approccio “estensivo” e generalizzato poiché non è facile sapere quale area o “volume vuoto” ospita questi coleotteri. In questi casi possono risultare utili anche regolari applicazioni di piretrine effettuate di notte, quando gli insetti sono attivi e più vulnerabili.

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