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Sembra...ma non é! Topo selvatico vs topo domestico e arvicole

  • Immagine del redattore: Maurizio Bocchini
    Maurizio Bocchini
  • 9 ott 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 10 ott 2025

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Tutti conoscono il topolino delle case (Mus domesticus), probabilmente il mammifero più abbondante sulla terra dopo l’uomo. È una specie di piccola taglia, con dimensioni testa-corpo (6-10 cm), simili alla lunghezza della coda, seminuda. Il peso medio degli adulti è compreso fra 14 e 28 grammi, solo occasionalmente alcuni animali possono essere più pesanti.

Presenta un mantello di colore bruno-grigiastro e il ventre leggermente più chiaro, anche se le popolazioni commensali evidenziano una maggiore variabilità. Gli occhi sono grandi e le orecchie ben sviluppate. Il topolino è legato ad ambienti antropizzati, ma può dare origine a popolazioni naturali con sufficiente copertura vegetale. Frequenta aree agricole e incolte, cespuglieti, macchia mediterranea e margini dei boschi. Spesso è abbondante nelle piccole isole, dove la competizione è scarsa.

È una specie territoriale, che vive in gruppi familiari fino a 15-20 individui. Il maschio dominante esercita la massima aggressività nei confronti degli individui intrusi, mentre nel gruppo sono presenti diverse femmine riproduttive con i loro piccoli e alcuni maschi subordinati. La colonizzazione di un nuovo sito avviene per dispersione dei giovani, trasporto passivo di individui con le merci/imballi oppure spostamenti di topi dall’esterno, con la diminuzione ad esempio delle temperature in autunno e inverno, verso ambienti più caldi e ricchi di cibo. La struttura e la dinamica di popolazione dipendono dai parametri ambientali e dal tipo di habitat. In situazioni estreme, quando il cibo non è un fattore limitante, soprattutto in contesto antropizzato, gli animali non si spostano di oltre 1-2 m dal proprio nido, anche se generalmente l’area frequentata (home range) è di circa 3-10 m.

Si nutre essenzialmente di semi, ma grazie alla sua innata e spiccata curiosità è portato ad assaggiare le nuove fonti alimentari e a visitare tutti i nuovi oggetti che incontra sul suo percorso. Non è perciò un animale neofobico, sebbene alcune popolazioni sottoposte a massicce campagne di derattizzazione abbiano selezionato individui sempre più prudenti e sospettosi. In alcuni casi si adatta a una dieta costituita da un solo alimento e gli insetti spesso sono importanti nell’alimentazione. Può sopravvivere in assenza di acqua in quanto viene utilizzata quella contenuta nel cibo di cui si nutre, che non deve essere inferiore al 15%.

Gli individui commensali si riproducono tutto l’anno, mentre le popolazioni selvatiche hanno una pausa invernale. Di solito le femmine partoriscono 4 volte l’anno, in alcuni casi eccezionali anche 10. In media si possono contare 4-6 piccoli per nidiata. La gestazione varia fra 18-21 giorni e ben presto si formano forti interazioni fra i neonati e la madre. Questi vengono svezzati dopo circa 2-3 settimane e raggiungono la maturità sessuale a 1,5-2 mesi.

Poiché i topi sono così diffusi, le persone spesso considerano tutti i piccoli mammiferi che incontrano in una struttura come topolini delle case. In realtà il tecnico del Pest Control dovrebbe conoscere perfettamente le altre specie di roditori che periodicamente possono penetrare in una struttura.

Ad esempio, in alcuni contesti agricoli, soprattutto se circondati da siepi o parchi, possiamo riscontrare il topo selvatico (Apodemus sylvaticus), di solito più pesante, ma agile rispetto al topolino domestico, con la pelliccia bruno-rossastra e le parti ventrali biancastre. Esiste una linea di demarcazione fra dorso e ventre più o meno sfumata, non evidente nel topo domestico. Inoltre, sul petto e fra le zampe anteriori è spesso presente una macchia giallastra che può allungarsi nell’addome. Oltre alla colorazione il topo selvatico presenta orecchie più lunghe e occhi sporgenti.


E poi ci sono le arvicole, chiamate anche topi campagnoli, dal muso arrotondato, occhi e orecchie piccole, coda lunga dal 30 al 50% del corpo, in base alla specie. Sono roditori dal colore marrone più o meno scuro, molto simili fra loro, con molari a crescita continua (come gli stessi incisivi), a differenza dei veri “topi e ratti” che invece presentano denti posteriori muniti di radici con cuspidi evidenti. Hanno abitudini fondamentalmente fossorie e scavano gallerie complesse nel terreno: gli ingressi alle tane sono liberi da vegetazione, spesso collegati fra di loro.

Senza addentrarci in questioni di sistematica piuttosto complesse, possiamo ricordare le specie presenti in prossimità di insediamenti agricoli e antropici, come i Microtus del gruppo savii, distribuiti in tutta Italia, e M. arvalis, l’arvicola campestre, di dimensioni leggermente maggiori e frequente soprattutto nel Nord Est, Emilia-Romagna compresa. Anche il genere Arvicola, come dimensioni più simile a un ratto che a un topo, in alcuni contesti può dare origine a popolazioni con attività prettamente sotterranea che utilizzano i campi coltivati come aree di alimentazione.

La dieta è quasi esclusivamente vegetariana: vengono consumate radici, tuberi, foglie, fiori, fusti di piante erbacee, ma anche cortecce e impianti radicali di giovani alberi, da frutto oppure ornamentali. Ecco perché possono provocare grossi danni ai frutteti e agli impianti di ortaggi e foraggio. Infatti, questi piccoli mammiferi possono determinare in alcune annate delle esplosioni demografiche e soprattutto l’arvicola campestre tende a colonizzare in maniera massiccia anche gli ambienti urbani. Oltre ad essere stata segnalata in alcune aiuole spartitraffico di diverse città del Veneto, recentemente è stata catturata in diversi magazzini alimentari della pianura padana, all’interno di trappole e su cartoncini collanti per il monitoraggio del topolino. Roditore occasionale che deve essere sempre correttamente identificato e gestito in maniera professionale. Questo fa la differenza.

 

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